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Processo del Lavoro e Sentenze di Merito | Manisioni e Qualifiche , Ferie , Dimissioni , Processo del Lavoro

Processo del Lavoro e Sentenze di Merito | Manisioni e Qualifiche , Ferie , Dimissioni , Processo del Lavoro

di Giovanni Della Porta - 01/12/2019

Mansioni e qualifiche

  • Lavoro subordinato - Categorie e qualifiche dei prestatori di lavoro - Mansioni - Svolte effettivamente - Accertamento - Criteri - Elementi da allegare nel ricorso introduttivo

Il lavoratore che agisce per ottenere il riconoscimento di una superiore qualifica non può limitarsi ad indicare nel ricorso introduttivo del giudizio gli elementi che la caratterizzano, senza allegare quelli necessari alla comparazione fra la declaratoria contrattuale rivestita e quella pretesa a fronte delle mansioni espletate, indispensabile al raffronto specifico tra le mansioni asseritamente svolte e le mansioni proprie del rivendicato inquadramento superiore.

Corte di Appello di Roma, Sez. Lav., 3 ottobre 2019,n. 3188 - Pres. Garzia, Est. Poscia, Ric. Le. Fa., Res. Me. Au.

Nota

Il procedimento logico-giuridico finalizzato alla determinazione del corretto inquadramento di un lavoratore subordinato va sviluppato in tre fasi successive: a) accertamento in fatto delle attività lavorative in concreto svolte; b) individuazione delle qualifiche e gradi previsti dal contratto collettivo di categoria; c) il raffronto tra il risultato della prima indagine ed i testi della normativa contrattuale individuati nella seconda (Cass. 20 settembre 2018, n. 26751; Cass. 28 aprile 2015, n. 8589; Cass. 30 ottobre 2008, n. 26233; Cass. 6 marzo 2007, n. 5128).Per il compimento dello scrutinio giudiziale può ritenersi sufficiente il raffronto tra le mansioni svolte in concreto dal dipendente e quelle individuate nella declaratoria contrattuale della qualifica rivendicata quando le declaratorie contengano elementi che attribuiscono in modo inconfondibile una determinata mansione al corrispondente livello o categoria di inquadramento.Quando, come nel caso sottoposto all'esame della corte territoriale, tale inconfondibilità non sussiste, occorre allegare gli elementi che indicano la gradazione e l'intensità della collaborazione specifica richieste al dipendente nella logica di un'architettura contrattuale concepita su base piramidale e dimostrare la ricorrenza di quelli corrispondenti alla qualifica rivendicata se raffrontati a quelli corrispondenti alla qualifica attribuita.

Ferie

  • Riposi - Riposo annuale - Ferie - Indennità - Sostitutiva delle ferie - Onere probatorio - Ripartizione tra lavoratore e datore di lavoro - Oggetto - Fondamento

Incombe sul datore di lavoro l'onere di dimostrare il pagamento delle ferie non retribuite, mentre fa carico al lavoratore quello di provare l'avvenuta prestazione di lavoro nei giorni destinate alle ferie, qualora agisca in giudizio per chiedere la corresponsione della relativa indennità sostitutiva.

Tribunale di Roma, 2a Sez. Lav., 25 giugno 2019, n. 6289 - Est. Mimmo, Ric. Fi. El., Res. Va. Da.

Nota

Il tribunale pone a carico del datore di lavoro l'onere di provare, in caso di avvenuto godimento delle ferie, la corresponsione durante il relativo periodo della retribuzione, dal momento che l'obbligo di corrispondere la retribuzione sussiste anche nel periodo in cui il lavoratore usufruisce del riposo feriale, che costituisce un diritto irrinunciabile costituzionalmente garantito. Quando invece il lavoratore agisce in giudizio per chiedere la corresponsione dell'indennità sostitutiva delle ferie non godute ha l'onere di provare l'avvenuta prestazione di attività lavorativa nei giorni ad esse destinati, dal momento che l'espletamento di attività in eccedenza rispetto alla normale durata del periodo di effettivo lavoro annuale si pone come fatto costitutivo dell'indennità (Cass. 27 aprile 2015, n. 8521; Cass. 22 dicembre 2009, n. 26985).

Dimissioni

  • Risoluzione del rapporto di lavoro - Per mutuo consenso - Dimissioni per fatti concludenti - Assenza ingiustificata protratta nel tempo - Azione del lavoratore per accertare l'inesistenza delle dimissioni e chiedere il mero ripristino del rapporto - Rito Fornero - Inapplicabilità - Regime decadenziale dall'impugnativa di licenziamento - Inapplicabilità

La mera inerzia del lavoratore non è, di per sé, elemento sufficiente a provare la volontà di risolvere il rapporto di lavoro; quand'egli agisca in giudizio per chiedere la condanna del datore al ripristino del rapporto a seguito della denuncia datoriale al Centro per l'impiego di estinzione dello stesso per dimissioni, desunte dal comportamento del dipendente restato assente dal servizio senza giustificarsi per un tempo ritenuto significativo, non è applicabile il rito speciale di impugnativa di cui alla L. n. 92/2012 né il regime decadenziale disciplinato dalla legge in caso di impugnazione del licenziamento.

Tribunale di Roma, 2a Sez. Lav., 19 giugno 2019, n. 3032 - Est. Consiglio, Ric. An. El., Res. Sa. Soc. Je. Mu.

Nota

Una lavoratrice si assentava dal lavoro per malattia ma non si ripresentava in servizio alla scadenza della prognosi. L'assenza ingiustificata si protraeva per dieci giorni e l'undicesimo giorno il datore di lavoro comunicava al Centro per l'impiego la cessazione del rapporto per dimissioni. Trascorrevano ancora quasi due mesi prima che la dipendente, che aveva appreso della denuncia datoriale chiedendo una certificazione al Centro, inviasse al datore di lavoro una lettera, offrendo la propria prestazione lavorativa. Sei mesi dopo la stessa depositava ricorso per ottenere il ripristino del rapporto di lavoro. Costituendosi in giudizio il datore di lavoro sosteneva che, avendo egli inviato alla lavoratrice, nei primi giorni dell'assenza ingiustificata, una lettera con la quale le comunicava di ritenerla dimissionaria, il rapporto, non avendo ricevuto risposta, doveva considerarsi cessato per mutuo consenso.L'accertamento della sussistenza di una concorde volontà delle parti diretta allo scioglimento del vincolo contrattuale costituisce apprezzamento di merito, sicché è ipotizzabile che, in base alle circostanze di fatto, anche un'assenza di parecchi mesi possa non costituire elemento significativo ai fini dell'accertamento dello scioglimento del rapporto per fatti concludenti (Cass. 30 maggio 2018, n. 13661).Nel caso di specie, il datore di lavoro si doleva anche del fatto che la ricorrente non aveva introdotto la domanda col «Rito Fornero» e che la stessa domanda doveva considerarsi inammissibile, se non altro per consumazione del termine decadenziale di 60 giorni dal fatto estintivo del rapporto. Il tribunale ha ritenuto infondate queste eccezioni, poiché non vi era stato alcun licenziamento e conseguentemente non vi era da rispettare alcun termine di decadenza; né occorreva instaurare il giudizio secondo il rito speciale di cui alla L. n. 92/2012, non avendo la ricorrente invocato l'applicazione dell'art. 18 Stat. Lav.Del resto, così come nel caso in cui sia il lavoratore ad impugnare un licenziamento allegandone la mancanza di forma scritta, anche quand'è il datore di lavoro ad avere interesse a far valere dimissioni prive di tale forma, la sola cessazione dell'esecuzione delle prestazioni non è circostanza di per sé idonea a fornire la prova del recesso della controparte (Cass. 8 febbraio 2019, n. 3822).

Lavoro subordinato

  • Lavoro subordinato - Rapporto di lavoro - Collegamento economico-funzionale tra imprese - Unicità del centro di imputazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti - Condizioni - Fondamento - Conseguenze

Affinché si possa ritenere che due società con differenti sedi legali, differente oggetto sociale e differenti organi costituiscono un unico centro di imputazione del rapporto di lavoro, superando il principio che il collegamento economico-funzionale tra imprese dello stesso gruppo non importa il sorgere di un autonomo soggetto di diritto, occorre che il lavoratore che ne ha interesse alleghi e dimostri l'esistenza dei seguenti requisiti: a) unicità della struttura organizzativa e produttiva; b) integrazione tra le attività esercitate dalle varie imprese del gruppo e il correlativo interesse comune; c) coordinamento tecnico e amministrativo-finanziario tale da individuare un unico soggetto direttivo che faccia confluire le diverse attività delle singole imprese verso uno scopo comune; d) utilizzazione contemporanea della prestazione lavorativa da parte delle varie società titolari delle distinte imprese, nel senso che la stessa sia svolta in modo indifferenziato e contemporaneamente in favore dei vari imprenditori.

Corte di Appello di Roma, Sez. Lav., 9 settembre 2019, n. 2632 - Pres. Cannella, Est. Ciardi, Ric. Mi. Ma., Res. Soc. Pr. e Cs.

Nota

I requisiti individuati dalla Corte, in linea con la giurisprudenza di legittimità (per tutte: Cass. 31 luglio 2017, n. 19023; Cass. 7 giugno 2017, n. 14175, oltre a quelle richiamate in sentenza tra cui Cass. 16 maggio 2003, n. 7717) non sono sempre «pesati» allo stesso modo. L'esistenza di un'unica struttura organizzativa e produttiva, come l'integrazione delle attività esercitate dalle diverse imprese ed il coordinamento tecnico, amministrativo e finanziario, passano in secondo piano quando risulti che la prestazione lavorativa viene svolta indifferentemente e nello stesso tempo per le diverse società collegate.Si ha unicità del rapporto di lavoro qualora uno stesso lavoratore presti contemporaneamente servizio per più datori di lavoro e la sua opera sia tale che in essa non possa distinguersi quale parte sia svolta nell'interesse di uno o di altri, con la conseguenza che tutti i fruitori devono essere considerati solidalmente responsabili delle obbligazioni che nascono da quel rapporto, ai sensi dell'art. 1294 cod. civ., che stabilisce una presunzione di solidarietà in caso di obbligazione con pluralità di debitori, ove dalla legge o dal titolo non risulti diversamente (Cass. 2 luglio 2015, n. 13646). Lo stesso si dica qualora tra più società vi sia un collegamento economico-funzionale, tale da far ravvisare un unico centro di imputazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti quando si accerti l'utilizzazione contemporanea delle prestazioni lavorative da parte delle varie società titolari delle distinte imprese (Cass. 28 marzo 2018, n. 7704, ord.; Cass. 14 marzo 2006, n. 5496; Cass. 28 agosto 2000, n. 11275).Si confonde talora la «codatorialità», regolata dall'art. 1294, con la «unicità del centro di imputazione del rapporto di lavoro». Solo qualora si accerti la coesistenza di tutti i suindicati requisiti si è al cospetto di un unico centro di imputazione e solo in tal caso la dimensione occupazionale datoriale sarebbe data dalla somma dei dipendenti delle società collegate (rilevante, ad esempio, nello stabilire il tipo di tutela, reale od obbligatoria, da riservare ai lavoratori colpiti da licenziamenti illegittimi). Tale sommatoria non è consentita quando tra i datori di lavoro si instauri esclusivamente un regime di codatorialità, per lavorare la stessa persona alle dipendenze di tutti costoro.

Processo del lavoro

  • Procedimenti in materia di lavoro e di previdenza - Procedimento di primo grado - Prova - Articolazione nel ricorso introduttivo - Necessità a pena di decadenza - Rinuncia nel caso in cui la parte non insiste per la sua ammissione - Non configurabile

Una volta che nel ricorso introduttivo la parte ricorrente abbia indicato i mezzi di prova di cui intende avvalersi, non è suo onere insistere all'udienza di discussione per la loro ammissione, in quanto nel giudizio di primo grado a carico di essa non sono previste preclusioni o decadenze ulteriori rispetto a quella di cui all'art. 414 cpc, sicché non vanno reiterate istanze istruttorie già proposte nell'atto introduttivo.

Corte di Appello di Roma, Sez. Lav., 1° luglio 2019, n. 2646 - Pres. Marasco, Est. Buconi, Ric. Zi. Va., Res. Soc. Om. Sy.

Nota

La legge processuale non prevede un obbligo per la parte di «insistere» per l'assunzione di una prova (Cass. 17 agosto 2000, n. 10902).Il principio formulato dalla corte territoriale è pienamente condivisibile e va esteso anche al comportamento successivo all'ammissione delle prove articolate nel ricorso introduttivo: non può ritenersi rinuncia implicita all'assunzione dei testimoni richiesti il semplice silenzio serbato dalla parte richiedente dopo l'ammissione, poiché non è previsto un obbligo di insistere per l'assunzione di una prova regolarmente indicata e ammessa, mentre la rinuncia alla prova dev'essere esplicitata dalla parte che l'aveva indicata e produce effetto solo in seguito all'adesione delle altre parti e al consenso del giudice (Cass. 8 agosto 2003, n. 12004).

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