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WELFARE AZIENDALE, premio di risultato e sgravi contributivi

WELFARE AZIENDALE, premio di risultato e sgravi contributivi

di Paolo Ioele


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Negli ultimi anni, da parte delle imprese, è cresciuto l’interesse nei confronti della qualità del lavoro e della vita dei lavoratori: un approccio che, nel concreto, si è tradotto in una maggiore flessibilità e nell’offerta di benefici e servizi di vario genere.
Il nostro Legislatore, se pur lentamente rispetto agli altri stati europei, sta incentivando lo sviluppo di una politica di welfare aziendale che possa sostenere il lavoratore e la sua famiglia.
Infatti già con legge di stabilità 2016 è stata prevista la possibilità per i dipendenti di ricevere premi di risultato godendo di un’aliquota sostitutiva ( Irpef) del 10%, oppure la facoltà di convertire lo stesso premio in beni e servizi di welfare, godendo delle agevolazioni fiscali previste dall’art. 51 del TUIR - senza cioè che tali servizi concorrano alla formazione del reddito da lavoro dipendente.
In sintesi, la norma in esame ha introdotto la possibilità di istituire, entro specifici limiti, premi di risultato - per tali dovendosi intendere le somme di ammontare variabile riconosciute ai lavoratori in presenza di incrementi di produttività, redditività, efficienza, qualità e innovazione - attraverso la stipula di contratti aziendali o territoriali, nei quali siano stati previsti criteri oggettivi di misurazione e verifica degli incrementi conseguiti dai dipendenti mediante indicatori numerici (o di altro genere).
La suddetta tendenza è stata confermata dal Legislatore, ed infatti le nuove misure introdotte dalla legge 11 dicembre 2016 n. 232 (Legge di bilancio 2017) si propongono di rendere, ancora più appetibile il ricorso al welfare aziendale e al premio di risultato come strumenti volti, da un lato, a legare parte della retribuzione alla performance dell'azienda e, d'altro lato, ad incrementare l'offerta di prestazioni e servizi di utilità sociale per i dipendenti ed i loro familiari, prevedendo l’estensione del campo di applicazione delle agevolazioni per l’erogazione dei premi di produttività con conseguente potenziamento del ruolo del welfare.
Il nuovo pacchetto di misure previsto dalla Legge di bilancio 2017 aumenta, quindi, gli spazi della contrattazione aziendale al fine di collegare una parte della retribuzione ai risultati dell'impresa, incrementando la potenziale popolazione interessata alla disposizione agevolativa, aumentando, la platea dei beneficiari, percettori di un reddito da lavoro dipendente, da euro 50.000 a euro 80.000, con innalzamento della misura massima agevolabile da euro 2.000 a euro 3.000, elevabile ad euro 4.000 in caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nella propria organizzazione, e cioè quando gli stessi partecipino attivamente, per effetto di una previsione del contratto collettivo, all’organizzazione aziendale.
Alle somme erogate sotto forma di premio di risultato continuerà ad applicarsi l'imposta sostitutiva del 10%, che ricomprende non solo l'Irpef, ma anche le addizionali regionali e comunali.
Altro aspetto innovativo riguarda l'estensione delle quote esenti in caso di trasformazione del premio sociale in:
- contribuzione alla previdenza complementare;
- contribuzione alla cassa sanitaria;
- azioni gratuite.
Sotto questo aspetto, la manovra 2017, “con l’eliminazione del limite di spesa relativo alla contribuzione alle forme pensionistiche complementari e ai contributi di assistenza sanitaria, sin qui soggetti ad un "tetto" oltre il quale si perdeva ogni agevolazione, consentirà alle imprese di ricorrere in modo più massiccio a queste forme di welfare - in assoluto, tra le più ambite - nell'ambito di accordi aziendali che prevedono la convertibilità del premio di risultato in prestazioni di utilità” .
In pratica è stata introdotta la possibilità di usufruire della esenzione fiscale e contributiva (nei limiti di legge) per un variegato insieme di beni, prestazioni e servizi di utilità sociale (ivi compresi quelli di cui all'art. 100 TUIR) riconosciuti ai dipendenti non solo su base volontaria, bensì anche attraverso accordo collettivo.
Il risparmio per le imprese, peraltro,”è possibile non solo per l'agevolazione fiscale che si ha con l'introduzione di accordi aziendali che istituiscono una retribuzione variabile direttamente collegata agli incrementi di produttività, di qualità, di innovazione registrati in azienda, ma anche per i vantaggi che derivano dalla possibilità di istituire un welfare aziendale totalmente detassato e decontribuito, cui i lavoratori potranno accedere (a seconda di quanto si prevede nell'accordo aziendale) in alternativa o in aggiunta alla retribuzione di risultato” .

 

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