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Professionale | La responsabilità civile dei magistrati

Professionale | La responsabilità civile dei magistrati

La responsabilità del magistrato trova oggi la sua disciplina nel combinato disposto degli artt. 2, 4, 7 e 13 dellalegge n. 117/88, come novellata dalla legge n. 18/2015 che nell’ottica di adeguare l’ordinamento italiano alle indicazioni fornite dalla Corte di Giustizia Europea, ha  modificato in piùpunti la c.d. Legge Vassalli, mantenendo tuttavia immutato il principio della responsabilità indiretta dei magistrati, eagendo sostanzialmente sotto il profilo della limitazione della c.d. “clausola disalvaguardia”, dellaridefinizione in senso più ampio delle fattispecie di colpa grave, eliminandoaltresì il filtro di ammissibilità della domanda e rendendo obbligatoria ladisciplina della rivalsa dello Stato verso il magistrato responsabile.A seguito della riforma del 2015 viene ampliato il campo delle ipotesi delrisarcimento dei danni, patrimoniali e non, attraverso l’eliminazione della norma dichiusura prevista dal comma 1 dell’art. 2 della legge Vassalli:  “che derivino da privazionedella libertàpersonale”.

Di Pasquale Fornaro

Rimane, invece, inalterato, il principiodi responsabilità indiretta, per cui il cittadino che hasubito un danno ingiusto a causa del magistrato dovrà agire, tramite l’appositaazione, esclusivamente nei riguardi dello Stato, il quale si rifarà in unsecondo momento sul giudice responsabile, fatta salva l’ipotesi di cui all’art.art. 13, comma 1, della l. n. 117/1988, che prevede che il cittadino, laddoveil danno causato dal magistrato nell’esercizio delle sue funzioni consegua adun fatto costituente reato, possa esperire l’azione civile per il risarcimentonei confronti del magistrato e dello Stato secondo le norme ordinarie.Con riferimento all’ipotesi di colpa grave, prima dell’entrata in vigoredella nuova legge, la legge vassalli  includeva nella colpa grave: 1) la grave violazione dilegge determinata da negligenza inescusabile 2) l'affermazione e la negazione,determinate da negligenzainescusabile, di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento 3) l'emissione di provvedimento concernente la libertà della persona fuoridei casi consentiti dalla legge o senza motivazione.  Con la riforma, illegislatore ha provveduto a ridisegnare lefattispecie di colpa grave,in particolare ha soppresso inprimis il riferimento alla negligenza inescusabile prima previsto,stabilendo così che i comportamenti dei magistrati che rientrano nelle ipotesidi colpa grave sono tali ope legis. Anche nella nuova formulazione, è previstal’applicazionedella c.d. “clausola di salvaguardia” di cui all’art. 2, comma 2, la quale stabilisce che “non può dar luogo a responsabilità l'attività di interpretazione di norme didiritto né quella di valutazione del fatto e delle prove". In taliipotesi, la tutela delle parti è esclusivamente di natura endoprocessuale,potendo attuarsi attraverso l'impugnazione del provvedimento giurisdizionaleche si assume essere viziato. Tuttavia, pur confermando che il giudice nonpuò essere chiamato a rispondere per l’esercizio dell’attività interpretativadella legge e valutativa del fatto e delle prove, la riforma ha comunque delimitato l’ambitodi applicazione dellaclausola in esame, escludendo dalle ipotesi di irresponsabilità del magistrato,i casi di dolo e colpa grave (per come delineata dalla l. n. 18/2015).

Con riferimento alla responsabilità disciplinare, invece, Il magistrato che manchi aisuoi doveri, o tenga, in ufficio o fuori, una condotta tale che lo rendaimmeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere, o checomprometta il prestigio dell'ordine giudiziario è disciplinarmentesanzionabile. La norma attribuisce al giudice disciplinare l'ampia potestàdella concreta individuazione dei fatti riconducibili nell'ambitodisciplinarmente rilevante. Il comportamento del magistrato deve, inoltre,essere valutato dal giudice disciplinare, facendo riferimento da un lato amodelli, o clausole, di contenuto generale, individuati, nella fiducia e nellaconsiderazione che i cittadini devono riporre nel magistrato e, dall'altro, nelprestigio dell'intero ordine giudiziario.Il d. lgs. n. 109/2006 ha introdotto tre specifiche categorie di illeciti disciplinari: 1) quelli commessi dal magistratonell'esercizio delle funzioni giudiziarie tra cui i comportamenti che, violandoi doveri delmagistrato di imparzialità, correttezza, diligenza, laboriosità,riserbo ecc., arrecano ingiusto danno o indebito vantaggio ad una delle parti;l'omissione della comunicazione, al Csm, della sussistenza di una dellesituazioni di incompatibilità di cui agli artt. 18 e 19 dell'ordinamentogiudiziari; la consapevole inosservanza dell'obbligo di astensione nei casiprevisti dalla legge; i comportamenti abitualmente o gravemente scorretti neiconfronti delle parti, dei loro difensori, dei testimoni o di chiunque abbiarapporti con il magistrato nell'ambito dell'ufficio giudiziario ovvero neiconfronti di altri magistrati o di collaboratori; 2) quelli commessi fuori dall'esercizio dellefunzioni come ad es., l'uso della qualità di magistrato al fine diconseguire vantaggi ingiustiper sé o per altri; il frequentare personasottoposta a procedimento penale o di prevenzionecomunque trattato dalmagistrato, o persona che a questi consta essere stata dichiarata delinquenteabituale, professionale o per tendenza o aver subito condanna per delitti noncolposi alla pena della reclusione superiore a tre anni o essere sottoposto aduna misura di prevenzione, salvo che sia intervenuta la riabilitazione, ovverol'intrattenere rapporti consapevoli di affari con una di tali persone;l'assunzione di incarichi extragiudiziari senza la prescritta autorizzazionedel Csm ed infine 3) gli illeciti disciplinariconseguenti a reato ovvero i fatti per i quali è intervenuta condannairrevocabile o è stata pronunciata sentenza ai sensi dell'art. 444, comma 2c.p.c. per delitto doloso o preterintenzionale, quando la legge stabilisce lapena detentiva sola o congiunta alla pena pecuniaria; per delitto colposo, allapena della reclusione, sempre che presentino, per modalità e conseguenze,carattere di particolare gravità.

Le sanzioni disciplinaripreviste sono  l'ammonimento, che consiste nel rilievo della mancanzacommessa e nel richiamo del magistrato all'osservanza dei suoi doveri; la censura, checonsiste in un biasimoformale per la trasgressione accertata a carico del magistrato; la perdita di anzianità, che consiste nel ritardo, di durata non inferiore a due mesi e non superiore a due anni,nell'ammissione alla qualifica superiore; larimozione, che consiste nell'espulsione definitiva dall'ordine giudiziarioda irrogare quando sia espresso un giudizio di obiettiva impossibilità perl'incolpato, dopo quanto commesso, a svolgere funzioni giudiziarie in unaqualsiasi sede ed a qualsiasi livello;  la destituzione, di contenuto identicoalla rimozione e dalla quale differisce perché collegata ad una sentenza dicondanna in sede penale anche se non come effetto automatico, bensì correlataalla gravità del fatto storico accertato in sede penale. Vi è, infine, la sanzione accessoriadel trasferimentod'ufficio che il giudice disciplinare può applicare quando infligge una sanzione più grave dell'ammonimento.

     

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