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Racket case popolari, analisi di una triste realtà

L’indagine sul racket delle case popolari si sviluppa attraverso l’analisi di due “circostanze” speciali: da una parte le mini-tangenti pagate per la segnalazione delle case popolari sfitte da occupare abusivamente e dall’altra gli affitti corrisposti in nero a chi impone tributi forzosi ed illegittimi.

Le zone più colpite sono rappresentate dai palazzi del Giambellino e Lorenteggio dove il racket è conteso tra tunisini, rom, sudamericani, marocchini, italiani. L'ALER, l’azienda regionale lombarda che gestisce circa 41 mila alloggi popolari, ha trasmesso già da tempo al Comune di Milano la mappa delle occupazioni abusive e delle organizzazioni che le gestiscono. La stessa azienda ha attivato da anni un nucleo di controllo e segnalazione, ma non può da sola procedere agli sgomberi. Infatti, accade che quando gli ispettori segnalano i casi, la questura interviene nei limiti della disponibilità di uomini e mezzi. Il vero attore della sicurezza è il Comune che si è sempre occupato anche di assegnare gli alloggi dell’ALER, ma che tuttavia non ha mai mostrato interesse alcuno rispetto alla sedazione di un vero e proprio allarme sociale.

Tutto questo interesse anche altri quartieri di altre città italiane, come il quartiere Diamante di Genova, in Valpolcevera nell’immediato entroterra, in una zona che tutti gli indicatori statistici inseriscono tra le più degradate. Qui vivono oltre 4.500 persone, almeno un terzo è seguito dai servizi sociali e una casa su sei è disabitata. Questa zona è stata spesso interessata da incendi dolosi di alloggi popolari. Una guerra tra poveri oppure l’intimidazione di chi, in quell’immobile, avrebbe voluto sistemare qualcun altro.

Cosa servirebbe?

Il piano d’azione contro le occupazioni deve puntare più sulla prevenzione, che sulla repressione, attraverso l’attività di vigilanza nei quartieri a rischio, specialmente di notte. Poi c’è la questione sgomberi, ma le occupazioni non vanno gestite solo sul piano dell’ordine pubblico, ma anche su quello sociale. Chi occupa è solo l’ultimo tassello di una catena di problemi che ha il suo inizio con la politica: perché gli alloggi pubblici sfitti, che in Italia sono 40mila, non vengono assegnati?
Occorre tuttavia fare un plauso a tutti i gruppi di attivisti che oltre a proporre iniziative per la qualificazione dei quartieri, danno un aiuto alle famiglie senza casa.

     

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