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Questioni pratiche ed operative sull’espropriazione mobiliare e presso terzi alla luce della legge n.162/2014

Tale decreto, “recante misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”, ha fornito una nuova disciplina per la ricerca con modalità telematica dei beni e dei diritti da pignorare (art. 492-bis c.p.c.), consentendo agli Ufficiali Giudiziari, dietro autorizzazione del Presidente del Tribunale (o di un giudice da lui delegato), di accedere alle banche dati delle pubbliche amministrazioni ed in particolare all’archivio dei rapporti finanziari dell’anagrafe tributaria.
Difatti, la problematica maggiore inerente all’esecuzione forzata è senza dubbio l’identificazione e la localizzazione dei beni del debitore.
Pertanto, al fine di facilitare tale ricerca, l’art.19 del D.L. 12 settembre 2014 n.132, poi riformato con D.L.83/2015, ha portato l’introduzione all’interno del nostro Codice di Procedura Civile dell’art.492-bis, rubricato “Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare”.
Con il primo comma dell’art. cit., il Legislatore ha disposto che il Presidente del Tribunale, su istanza del creditore, verificato il diritto di quest’ultimo a procedere all’esecuzione forzata, può autorizzare l’Ufficiale Giudiziario a ricercare con modalità telematiche dei beni da pignorare. Come desunto dalla contenutissima giurisprudenza, in mancanza di accesso diretto dell’U.G. "quando le strutture tecnologiche non sono funzionanti", il Presidente può autorizzare il creditore procedente a rivolgersi direttamente ai gestori delle banche dati di cui all’art.492-bis, co.2, c.p.c.
In sostanza, l’art.492-bis cit. dà la possibilità al creditore stesso, mediante U.G. o in maniera diretta, di ricercare le informazioni sui beni da pignorare mediante una ricognizione con modalità telematiche attraverso un collegamento diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle amministrazioni pubbliche (anagrafe tributaria dell’Agenzia delle Entrate ed archivio rapporti finanziari), del pubblico registro automobilistico (P.R.A.) ed in quelle degli enti previdenziali (Inps, Inail, ecc.), oltre che ovviamente dei registri immobiliari.
Tuttavia, si deve rilevare come la norma si basi su un’idea semplice: le pubbliche amministrazioni, soprattutto alcune di esse (in primo luogo l’Agenzia delle Entrate e gli enti previdenziali), gestiscono banche dati da cui è possibile trarre una serie rilevante di informazioni in ordine ai beni o ai crediti di cui sono titolari i cittadini.
L’U.G. può, previa autorizzazione del Presidente del Tribunale ed indipendentemente dall’esecuzione di un qualsiasi precedente pignoramento, ricercare in via telematica le cose da pignorare accedendo direttamente alle banche date pubbliche per poi procedere, nel caso di positiva individuazione del bene/credito nella disponibilità del creditore, al pignoramento.
Si è visto, che l’atto di impulso ai fini della ricerca telematica dei beni da pignorare deve avvenire “su istanza del creditore” (art.492-bis, co.1, cit.).
Il problema - più teorico che pratico - è quello per cui il medesimo articolo non affronta la modalità con cui deve venire richiesta l’autorizzazione al Presidente, richiamando una generale “istanza”. Le tesi maggioritarie erano due:
A) la prima, è quella per cui si registrerebbe una domanda anticipata di tutela. Sarebbe come dire “autorizzami che, se trovo, pignoro”. Si deve notare come il Presidente del Tribunale si porrebbe, se si vuole dare adito a questa teoria, come un intermediario, in quanto sarebbe lo stesso Presidente a disporre all’U.G. la ricerca telematica. Il comma 5, infatti, dispone che dopo il ricorso non ci sarebbe alcuna necessaria richiesta successiva (“Se l'accesso ha consentito di individuare cose che si trovano in luoghi appartenenti al debitore compresi nel territorio di competenza dell'ufficiale giudiziario, quest'ultimo accede agli stessi per provvedere d'ufficio agli adempimenti di cui agli articoli 517, 518 e 520.”). Non c’è, o almeno non parrebbe esserci, impulso del creditore, il quale, chiesta l’autorizzazione al Presidente, dovrebbe solo attendere il mero riscontro dall’U.G., che “d’ufficio” provvederebbe al pignoramento.
B) la seconda, spiega come la norma si limiterebbe a descrivere due fasi: la prima, composta dalla richiesta al Presidente del Tribunale e dal provvedimento di autorizzazione dello stesso, introduttiva di un procedimento di volontaria giurisdizione; la seconda, completamente autonoma rispetto alla prima, consistente invece nella ulteriore richiesta di ricerca telematica all’U.G.
La difficile scelta tra le due soluzioni determinava effetti pratici di notevole rilevanza.
Tuttavia, per prassi, si deve rilevare prevalente la prima impostazione.
E’ utile rilevare chw l’istanza di autorizzazione rivolta al giudice dell’esecuzione affinché il creditore sia legittimato ad agire in tal senso, non può essere proposta prima che sia decorso il termine per adempiere indicato nel precetto e comunque non prima che siano decorsi dieci giorni dalla sua notificazione. Soltanto qualora sussista grave e comprovato pericolo nel ritardo, il presidente del tribunale può autorizzare la ricerca telematica dei beni da pignorare prima della notificazione del precetto.
Attualmente, presa coscienza di tutte le difficoltà precedentemente dette, il sistema è così congegnato:
1) atto principale: istanza del creditore al Presidente del Tribunale del luogo di residenza, domicilio, dimora o sede del debitore (si consiglia di indicare ben in evidenza nell’intestazione dell’atto la dicitura “istanza ex art.492 bis c.p.c.”);
2) pagamento del contributo unificato di € 43,00 (è infatti prevista l’esenzione dall’imposta di bollo ai sensi dell’art.13, co.1-quinquies, T.U. Spese di Giustizia);
3) deposito telematico dell’istanza, ai sensi dell’art.16-bis, co.1-bis, D.L.179/2012, nel registro della volontaria giurisdizione, indicando in oggetto “Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare - Art. 492 bis c.p.c.”, Codice domanda 40.10.03, ed utilizzando come tipologia di atto “Ricorso generico”.
Tale deposito deve essere preceduto dalla notificazione del titolo esecutivo e del precetto al debitore, con rispetto dei limiti temporali di quest’ultimo, poiché sarà necessario allegare:
- titolo;
- precetto (qualora vi sia “pericolo nel ritardo”, il Presidente del tribunale può autorizzare la ricerca telematica pure prima della notifica del precetto - co.1, art. cit.);
- iscrizione a ruolo (se non disposta automaticamente in consolle avvocati);
- contributo unificato.
4) ottenuta l’autorizzazione a procedere, l’U.G., controllati titolo, precetto ed autorizzazione, procede con la ricerca telematica (che include essa stessa la richiesta di pignoramento).
Il Verbale dell’U.G. sostituisce l’atto di citazione:
a) se l’accesso ha consentito di individuare cose che si trovino in luoghi di competenza dell’U.G., quest’ultimo procede “d’ufficio” con le attività destinate a porre il vincolo del pignoramento sui beni come individuati (art. 492-bis, co.3, primo periodo);
b) in caso contrario, ovvero qualora vengano individuati beni pignorabili al di fuori del territorio di competenza, l’U.G. deve rilasciare tempestivamente copia autentica del verbale al creditore che entro 15 giorni dal rilascio, a pena di inefficacia della richiesta, la presenta, unitamente all’istanza per gli adempimenti di cui agli artt. 517, 518 e 520, all’Ufficiale Giudiziario territorialmente competente (art. 492-bis, co.3, secondo periodo);
c) l’U.G., quando non rinviene una cosa individuata mediante l’accesso nelle banche dati di cui sopra, intima al debitore di indicare entro 15 giorni il luogo in cui si trova, avvertendolo che l’omessa o la falsa comunicazione è punita a norma dell’art. 388, co.6, codice penale (art. 492-bis, co.4);
d) l’U.G. rinviene una pluralità di beni diversi passibili di pignoramento. In tal caso, l’U.G. avvisa il creditore e sottopone ad esecuzione i beni scelti da quest’ultimo (art.492, co.7).
Ai sensi dell’art. 492-bis cit., il Presidente del Tribunale esamina la richiesta del creditore procedente ed autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare. Come si è visto, tale autorizzazione deve ritenersi estesa anche alla successiva espropriazione cui l’Ufficiale Giudiziario potrà procedere d’ufficio quando la interrogazione delle banche dati avrà consentito di individuare un solo bene ovvero un solo credito da sottoporre ad esecuzione.
Ci si deve porre il problema sulle modalità con le quali il Presidente del Tribunale si prepari a ricevere le (migliaia?!) richieste di autorizzazione. Infatti, ex art 492-bis (“il presidente del tribunale (…) verificato il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare”), il Presidente deve accertare il diritto del creditore alla esecuzione forzata, controllando gli atti prodromici: titolo e precetto.
Da subito si accorge quali grossi problemi sarebbe in grado di creare la mole di lavoro che il Presidente potrebbe - quasi certamente - trovarsi a fronteggiare. Deleghe? Teoricamente non sarebbero possibili, in quanto incarico demandato esclusivamente a lui e, per legge, non delegabili.
In aggiunta, pare quantomeno bizzarro, che il Presidente dica esso stesso all’U.G. di pignorare, rectius, di effettuare la ricerca dei beni da pignorare.
Tuttavia, nella prassi, si è voluto riconoscere un implicito potere di delega del Presidente, in favore dei Giudici di merito.
Ulteriore incertezza verte sul regime della impugnabilità di questi atti “d’ufficio”. Considerato che tale provvedimento non può avere autorità di giudicato (primariamente perché non vi è contradditorio), come si impugna il provvedimento (positivo o negativo) del Presidente del Tribunale? E quello dell’U.G.? Si dibatte in dottrina, in realtà non pervenendo a nessuna decisione convincente, tra reclamo in Corte d’Appello, ricorso in Cassazione, opposizione agli atti esecutivi ex art.617 c.p.c, ecc. – ipotesi che più che soluzioni, sembrerebbero vere e proprie provocazioni -.

     

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