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Obblighi di assistenza familiare e di mantenimento: quando la violazione costituisce reato

In materia di violazione degli obblighi di assistenza familiare e di mantenimento, una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha introdotto una novità per la previsione di cui al secondo comma dell’art. 570 del codice penale, che sanziona la condotta di chi, obbligato alla loro prestazione, fa mancare i mezzi di sussistenza nei confronti delle specifiche categorie di soggetti indicati dalla norma, tra i quali si annoverano i figli minori.

Le ragioni del mancato pagamento possono essere diverse e non sempre si può ravvisare una vera e propria negligenza del genitore inadempiente, a causa della sopravvenuta perdita del lavoro o in generale un mutamento della situazione personale e patrimoniale che impedisce il versamento del denaro. Pertanto, quando la situazione reddituale dell’onerato dovesse essere tanto mutata da non consentire più il pagamento nella misura stabilita, è bene non limitarsi alla sospensione o alla riduzione dell’assegno, ma chiederne giudizialmente la revisione. Da qui, la Corte ha più volte precisato che, mentre il delitto previsto dall'art. 12 sexies della Legge 1° dicembre 1970, n. 898 punisce il mero inadempimento dell'obbligo di corresponsione dell'assegno di mantenimento stabilito dal giudice civile in favore dei figli senza limitazione di età ed economicamente non autonomi, prescindendo dunque dalla prova dello stato di bisogno dell'avente diritto, la fattispecie ex art. 570 del codice penale richiede invece la sussistenza di tale circostanza. Dunque, almeno in presenza di adempimenti parziali da parte del genitore obbligato, dovrà procedersi a valutazione dell’effettiva ricorrenza di tale condizione, per l’affermazione della responsabilità. Con la sentenza n. 23010 del 13 maggio 2016, della Sesta Sezione Penale, viene data nuova luce all’ipotesi in cui il coniuge separato, obbligato al versamento dell’assegno nei confronti dei figli minori affidati all’altro genitore, non ottemperi correttamente a tale obbligo. La vicenda riguarda un padre di due minori, condannato alla pena di due mesi di reclusione e 200,00 euro di multa per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ex art. 570 codice penale comma 2, n. 2, ovvero per essersi sottratto ai suoi doveri riducendo l'importo dell'assegno di mantenimento mensile da 4.000,00 a 800,00 euro, facendo quindi mancare, secondo l’accusa, i mezzi di sussistenza ai destinatari. La Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna della Corte d’Appello di Milano, assumendo necessario in concreto accertare la sussistenza dello stato di bisogno in capo alla moglie e ai figli, ancorché minorenni, dell’imputato. In particolare, la Suprema Corte ha precisato che, affinché si affermi la penale responsabilità dell’imputato, che abbia temporaneamente ridotto gli importi delle somme da versare, provvedendo comunque al pagamento e completando successivamente il saldo di quanto dovuto, è necessario che si accerti se effettivamente i destinatari delle somme versino in un reale stato di bisogno. Già in passato, la Seconda Sezione Penale, con la sentenza n. 46854 del 4 novembre 2014, aveva affermato che, ai fini della consumazione del reato di cui all'art. 570, comma 2, n. 2, codice penale, il giudice deve accertare l'assenza dei mezzi di sussistenza in capo ai beneficiari dell'erogazione. Tale accertamento è indipendente da quanto stabilito dal giudice in sede civile e pertanto l'assenza di mezzi di sussistenza non può essere dedotta semplicemente dal mero inadempimento della corresponsione individuata dal giudice civile. La Corte scardina così il costante e consolidato orientamento, che vedeva sempre presunto lo stato di bisogno quando ad essere destinatari dei versamenti dovuti fossero minori di età. In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, si è infatti più volte affermato che la minore età dei figli costituisce in re ipsa una condizione di bisogno, cui consegue l'obbligo per i genitori di assicurare loro i mezzi di sussistenza e tale obbligo non viene meno neppure qualora al sostentamento del minore provveda l'altro genitore o un terzo (Cassazione Penale Sezione VI, 28/01/2015, n. 18749, Cassazione Penale Sezione VI, 20/11/2014, n. 53607). Secondo tale indirizzo, lo stato di bisogno del figlio minore ricorre anche nell'ipotesi in cui alla somministrazione dei mezzi di sussistenza provveda l'altro genitore ovvero altri congiunti, nonché in presenza di guadagni che l'avente diritto è costretto a procurarsi per sopperire all'omissione dell'obbligato, poiché il fatto che il minore abbia ricevuto da altri i mezzi di sussistenza costituisce prova dello stato di bisogno in cui versa. Si è pure ritenuto che tale condizione non venga meno neanche in presenza della percezione di eventuali elargizioni a carico della pubblica assistenza. E’ stato costantemente sostenuto, cioè, che la mera inosservanza dell'obbligo di versare l'assegno fissato dal giudice in sede di separazione, costituisse condotta rilevante ai sensi dell'art. 570, comma 2, codice penale anche qualora l'inadempimento fosse stato solo parziale ed indipendentemente dalla circostanza che tale inosservanza abbia comportato il venire meno dei mezzi di sussistenza per il beneficiario del contributo economico. Una pronuncia della Cassazione del 2013 ha dato una chiara risposta a questa domanda, stabilendo che se a causa del mancato versamento dell’assegno, i minori vengono a trovarsi in stato di bisogno, ossia nella condizione di non poter soddisfare neppure le esigenze di vita primarie (abitazione, cibo, vestiario, omissis), dovrà essere applicata la pena del carcere. Il mancato pagamento, dunque, deve esser tale da aver determinato una condizione di disagio così importante da mettere in discussione le primarie esigenze di vita dei figli. Da notare che, se l’inadempimento dipende da cause non imputabili al genitore, il reato non sussiste. E’ però il genitore a dover dare in giudizio la prova della propria non colpevolezza. Ergo, se un genitore obbligato riduce un assegno di una certa consistenza, o paga saltuariamente, sicuramente viene meno ad un’obbligazione e sarà passibile di ingiunzione e poi di esecuzione forzata sui suoi beni, ma non commette necessariamente un reato, in quanto il presupposto del reato è lo stato di indigenza che da tale condotta deriva ai figli oltre, che la volontà di venire meno ai propri obblighi, e tale comportamento, per la Cassazione, può essere punito finanche con la reclusione. Proprio perché le conseguenze sono significative, la denuncia penale per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare non dovrebbe mai essere strumentalizzata all’ottenimento di somme non pagate. A tal proposito va ricordato che se è un minorenne ad essere privato dei mezzi di sussistenza, si procede d’ufficio e non a querela di parte e ciò determina un’ importante conseguenza, troppo spesso dimenticata dal querelante: in caso di sopravvenuto accordo o pagamento, non è più possibile rimettere la querela ed il giudizio penale farà comunque il suo corso senza alcuna possibilità per le parti di fermarlo. Contro il genitore inadempiente, dunque, è consigliabile in prima battuta pensare agli strumenti previsti in sede civile, e ce ne sono diversi. Detto ciò, è anche vero che il penale può essere uno strumento efficace, talvolta l’unico, purché ne sussistano tutti i presupposti, nei confronti di quei genitori che ignorano deliberatamente e costantemente il loro obbligo di mantenere i figli. Il consiglio è di valutare attentamente quale azione sia quella più adatta al proprio caso e, sia che ci si trovi nella posizione del genitore che ritiene di avere diritto al mantenimento dei figli e se lo vede negato, sia che ci si trovi nella posizione antitetica e si pensi di poter sospendere o limitare l’obbligo al pagamento.

     

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