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Diritto del Lavoro | Illegittimo il licenziamento per errata comunicazione, al datore di lavoro, del luogo di residenza ed accudienza del familiare portatore di handicap.

Non vale a giustificare il licenziamento del dipendente di Poste Italiane Spa l’errata indicazione al datore di lavoro del luogo di residenza ed accudienza del familiare ammalato, è quanto stabilito dalla Corte di cassazione, con la pronuncia n. 20098, pubblicata in data 14 agosto 2017.

di Gisella Emma Comes

Il caso sottoposto al vaglio di legittimità della Suprema corte ha ad oggetto il licenziamento comminato, dalla nota società di telecomunicazioni, al dipendente titolare del diritto ai congedi straordinari dal lavoro, previsti dal Decreto legislativo 151/2001. A giustificare il provvedimento espulsivo, l’erronea comunicazione all’azienda del domicilio relativo al luogo di residenza e di accudienza del familiare portatore di handicap.
Parte datoriale, come risultante dalla contestazione disciplinare prodromica al recesso, sostiene che “ (…) alla luce di quanto emerso dalle disposte investigazioni, il dipendente non era né convivente con suo padre né residente con lo stesso presso l’indirizzo da lui indicato quale residenza per usufruire del congedo straordinario di cui all’art. 35, comma VI, del CCNL di modo che le dichiarazioni dal medesimo sottoscritte ed inviate a corredo della domanda richiesta di congedo straordinario all’INPS risultavano assolutamente difformi dalla situazione concreta (…)”.
Invero, dalla espletata prova testimoniale, emerge che il padre del lavoratore convive stabilmente con lo stesso e la sua famiglia, sebbene in un luogo differente da quello risultante dalla documentazione prodromica al riconoscimento dei permessi in parola, identificabile con la casa vacanze familiare.
Ebbene, la Corte evidenzia, al riguardo, come la disciplina in materia di assistenza abbia a riferimento un concetto di convivenza caratterizzata dalla coabitazione per un apprezzabile lasso di tempo di più persone fisiche, unite da vincoli parentali e/o affettivi ed implicante, dunque, una situazione fattuale ben più ampia rispetto a quella di mera residenza anagrafica.
Altresì, non valgono a provare una presunta non espressamente contestata mancata accudienza del familiare le saltuarie limitate assenze del lavoratore dall’abitazione -pur se aventi come scopo la gestione ordinaria della propria casa vacanze, come evidenziato da parte datoriale-, perfettamente assonanti con la ratio della disciplina dei permessi straordinari, che non prevedendo in alcun modo la necessità di una presenza costante e continuativa al fianco del medesimo, potendosi l’attività assistenziale estrinsecare in una vasta gamma di modalità.
In conclusione, non essendo stato espressamente contestato né tantomeno dimostrato un presunto abuso dei permessi concessi al lavoratore né ancora che l’errata indicazione del domicilio fosse intenzionalmente ed artificiosamente finalizzata ad indurre in errore il datore di lavoro o l’INPS, a conferma di quanto già sentenziato dai Giudici capitolini di primo e secondo grado, la Cassazione ribadisce che l’unica circostanza provata ed indubbiamente non bastevole a far venire meno il vincolo fiduciario tipizzante il rapporto di lavoro, integrando giusta causa di licenziamento, è l’erroneità del comunicato domicilio. Dichiara, conseguentemente, illegittimo il licenziamento, riconoscendo al lavoratore il diritto ad essere reintegrato, e condanna Poste Italiane Spa al pagamento di un’indennità risarcitoria.

http://www.italgiure.giustizia.it/xway/application/nif/clean/hc.dll?verbo=attach&db=snciv&id=./20170814/snciv@sL0@a2017@n20098@tS.clean.pdf

     

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