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Divorzio e Assegno | L’assegno divorzile e il dogma della conservazione del tenore di vita matrimoniale: ecco le nuove regole

Divorzio e Assegno , l’assegno divorzile e il dogma della conservazione del tenore di vita matrimoniale: ecco le nuove regole

di Carmen Cieri


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L’art 5 comma 6 della l.n. 898/1970 condiziona la concessione dell’assegno divorzile alla “mancanza di mezzi adeguati “o comunque all’ “impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.” Con la sentenza del 10 maggio 2017 n. 11504 cambia il dato con cui si pone in dialettica il citato sintagma normativo, prima valutato in relazione al tenore di vita che doveva essere analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, (S.U. n. 11490 del 1990 e Cass.Civ n 26491/2013), ora invece sostituito dall’”indipendenza o autosufficienza economica”, quale “capacità per una persona adulta e sana-tenuto conto del contesto sociale di riferimento- di provvedere al proprio sostentamento, inteso come capacità di avere risorse sufficienti per le spese essenziali”(Trib. Milano con ordinanza del 22/05/2017). Tale pronuncia oltre a prestarsi meno a pericolose manovre esegetiche, è più fedele alla ratio assistenziale dell’istituto e dunque al suo fondamento costituzionale, quale dovere di solidarietà economica (art 2 e art 23 Cost.) di cui si fa carico il coniuge quale “persona singola” e non quale “parte di un rapporto ormai estinto”, rinnegando dunque la precedente funzione di riequilibirio patrimoniale a cui si ispirava il parametro interpretativo del“tenore di vita”. Di conseguenza, in assenza di ragioni che giustificato il dovere di solidarietà economica, tale diritto si configura come arricchimento illegittimo perché ancorato alla “mera presistenza” di un rapporto coniugale ormai estinto e dunque non più esistente nella realtà sociale prima ancora che giuridica. Al fine di mantenenere nitido il discrimen tra solidarietà economica e illegittima locupletazione è necessario distingure a sua volta le due fasi del giudizio: la prima fase dell’an debeatur avente ad oggetto il riconoscimento del diritto e la seconda fase del quantum debeatur avente ad oggetto la sua determinazione . Infatti, il “tenore di vita” se considerato nella prima fase colliderebbe con la ratio sottesa all’istituto del divorzio in quanto comporterebbe una falsa “ultrattività” del rapporto matrimoniale e delle relative parasittarie proiezioni patrimoniali. Diversamente invece, la citata sentenza n 11504/2017 affermando il parametro dell’indipendenza o autossuficienza economica sancisce anche la concezione del matrimonio quale atto di autoresponsabilità più consona all’odierno costume sociale e alla moderna configurazione del diritto che dunque invoca la chiarezza del testo non come prius ma come posterius di un continuo processo interpretativo in evolutiva dialettica con i fatti storici. Il diritto quale momento unico di un movimento perenne.

     

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