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Il Libro del Mese | L’interpretazione della legge con modelli matematici , intervista all’autore prof. Luigi Viola

Il Libro del Mese | L’interpretazione della legge con modelli matematici , intervista all'autore prof. Luigi Viola

In occasione della pubblicazione della seconda edizione del manuale a firma del Prof. Luigi Viola, il docente ci ha concesso la possibilità di porgergli qualche domanda

di Armando de Blasio

Come è sorta in Lei l’esigenza di scrivere la prima e poi la seconda edizione di questo manuale?

L’esigenza è sorta per due ragioni, nascenti da prospettive di avvocato e docente in corsi di preparazione all’esame di avvocato.

Come avvocato ho notato che la principale esigenza del cliente è sapere, in anticipo, le probabilità di successo di un’eventuale causa.

Come docente ho rilevato che i miei allievi, dopo ogni corso, mi chiedevano sistematicamente se esistesse una formula per sintetizzare le conoscenze, comprensive del metodo, che avevano acquisito.

Le esigenze sono diventate interrogativi ai quali ho cercato di rispondere.

Il Suo lavoro intende” restituire certezza al diritto tramite l’ausilio di modelli matematici”, ritiene che la Sua possa essere un’innovazione nel campo legale?

Molti giornali hanno definito la pubblicazione sull’interpretazione della legge con modelli matematici come rivoluzionaria; credo rappresenti un’innovazione perché, solitamente, metodo scientifico ed umanistico sono stati ritenuti incompatibili tra loro, mentre nel testo si dimostra come posso perfettamente convivere.

A mero titolo esemplificativo basti pensare al principio di uguaglianza di cui all’art. 3 Cost.: questo afferma che tutti i cittadino sono uguali di fronte alla legge; la Consulta ha tradotto questo nell’obbligo di trattare in modo uguale situazioni giuridiche uguali.

Ebbene, questo vuol dire, detto in termini matematici, che a parità di variabili, date dalla situazione giuridica, il risultato deve essere lo stesso, che nel diritto è il trattamento lato sensu inteso: se si pone in essere un’operazione con le stesse variabili, il risultato deve sempre essere lo stesso; la medesima situazione si deve verificare nel diritto.

Gambaro ci insegna che presso le accademie anglo-americane, le teorie dei ricercatori devono fondarsi su una solida dimostrazione matematica per ricevere il crisma dell’accettazione e della diffusione scientifica; secondo il Suo parere questo modello, considerando anche il Suo lavoro, potrebbe trovare accoglimento anche presso le Università italiane?

Penso e spero di sì. L’accademia ha un ruolo rilevante nel sistema Paese, soprattutto sul piano della ricerca.

Ogni affermazione presente nel testo non è solo esposta, ma è  dimostrata con rigore scientifico.

Come ritiene possa essere descritta la giustizia predittiva?

La giustizia predittiva, in base alla nozione data dalla Treccani, si occupa della possibilità di prevedere l’esito di sentenze, tramite calcoli matematici oppure statistici. Non vuol dire, come pure sembrerebbe suggerire la connessione tra parole, punire i soggetti prima della commissione di fatti antigiuridici.

Credo sia il futuro e permetterebbe di ridurre il contenzioso temerario a vantaggio di giudici, avvocati, cittadini.

Lei propone alla scienza giuridica italiana una nuova formula di risoluzione delle controversie, adducendo come supporto il fatto che in altre esperienze occidentali ciò sia già realtà: nell’ipotesi in cui un procedimento giudiziario basato su questo stile prendesse piede anche in Italia, quali potrebbero essere i vantaggi e quali i rischi?

Propongo un nuovo modello, costituito da un algoritmo estratto dalla ground norm dell’interpretazione che è l’art. 12 preleggi; non utilizzo solo come supporto il rilievo che in altri Paesi è già realtà: questo è un supporto per così dire analogico-residuale.

Invero, porto come supporto la dimostrazione che è spiegata anche nel volume; la dimostrazione è stata condotta su base empirica e predittiva:

-su base empirica, abbiamo confrontato sentenze delle sezioni unite, come risultato dell’utilizzo di determinate variabili argomentative, con il risultato prodotto dall’algoritmo di cui sopra; abbiamo ottenuto risultati confortanti: a parità di variabili, l’algoritmo produce lo stesso risultato di pronunce a Sezioni Unite;

-su base predittiva, abbiamo estratto da ordinanze di rimessione alle sezioni unite le variabili argomentative; le abbiamo inserite nell’algoritmo ed hanno prodotto un risultato; il risultato è stato conforme a sentenze a sezioni unite successivamente pubblicate; in pratica, abbiamo anticipato sentenze di sei mesi oppure dodici mesi.

I vantaggi sarebbero enormi: l’utilizzo i modelli matematici, primo tra tutti di modelli algoritmici, assicurerebbe  maggiore certezza del diritto, che si tradurrebbe in maggiore prevedibilità dell’esito di una causa, che si tradurrebbe ancora in deflazione a monte di cause temerarie; non solo: l’avvocato potrebbe vantare strumenti scientifici per scrutinare la probabilità di successo, mentre il giudice potrebbe risparmiare tempo e dedicarsi a cause non risolvibili con modelli matematici; gli imprenditori, anche stranieri, investirebbero maggiormente i propri risparmi aumentando il grado di certezza processuale e, dunque, di prevedibilità delle decisioni.

Considerando che, per Sua stessa ammissione, la formula non sia onnicomprensiva, ma possa venire a supporto solo in determinati casi agli addetti al settore, ritiene che le scienze “esatte” potranno venire in soccorso dei giudici o degli avvocati in maniera anche più incidente, in futuro, seguendo il suo modello?

Sono un avvocato prima di tutto; come avvocato sono abituato al rapporto tra regola ed eccezione; il modello può riguardare una pluralità di casi, ma ci saranno – e devono restare – sempre eccezioni.

Facciamo un esempio: nel settore di famiglia, l’algoritmo non deve espandersi perché si entra in un settore dell’ordinamento altamente valoriale, dove il dictum formale cede il passo rispetto alla sensibilità del giudicante e del c.d. “superiore interesse del minore”; facciamo un altro esempio: nel rito sommario di cognizione, ex art. 702 bis e ssgg. è scritto che il giudice “procede nel modo che ritiene più opportuno”; con un’affermazione del genere il legislatore ha voluto attribuire un potere ampissimo al giudice, che non può poi essere arbitrariamente limitato con un algoritmo.

L’algoritmo è utilizzabile solo quando la legge riduce la discrezionalità del giudicante.

Il Suo lavoro, a mio modesto parere, offre molti spunti di riflessione: considerando le diverse opzioni interpretative, così come dimostra nel suo manuale, quanto può essere rilevante la discrezionalità del giudice rispetto alla certezza del diritto che, attraverso il suo contributo, cerca di recuperare?

Il testo parte dal dato che le regole interpretative sono predeterminate dall’art. 12 preleggi; questo non può essere pretermesso, a pena di optare per un’interpretatio abrogans notoriamente vietata. Il giudice applica la legge, a seguito di interpretazione; non ha una discrezionalità assoluta, ma al più tecnica e, come tale, è perimetrata proprio dall’art. 12; l’algoritmo fissa co9n maggiore precisione i confini oltre i quali la discrezionalità diviene errore o, nei casi più gravi, addirittura abuso.

Il Suo modello matematico è stato presentato alla Camera dei deputati il 30.3.2017, come ha accolto il legislatore i Suoi risultati?

Ci sono segnali positivi che fanno ben sperare, ma non vorrei dire troppo in questa delicata fase di cambiamento.

Tra la prima e la seconda edizione del Suo manuale, ci sono state delle novità, dal punto di vista scientifico, riguardo all’interpretazione della legge con modelli matematici?

Le novità sono tante; il modello di base, costruito come algoritmo, è stato perfezionato, così da risultare più preciso; sono stati riportati i risultati ottenuti con la dimostrazione predittiva, dove abbiamo anticipato l’esito di diverse sentenze; è presente un’analisi innovativa sull’analogia legis, spiegata in modo matematico, evidenziando i rischi di facile fallibilità; soprattutto, però, lo studio si è esteso ai sistemi di common law arrivando ad enunciare il principio dell’universalità dei criteri interpretativi, partendo dal dato testuale dei principali trattati internazionali.

Il testo è stato tradotto anche in inglese; è prossima la pubblicazione delle versioni in tedesco, spagnolo, greco.

Per concludere, perché Lei ritiene che, come scrive ”nessun giurista sarà più lo stesso”, a seguito della lettura e come auspica che le conoscenze, dal Suo manuale diffuse, possano attagliarsi alla realtà accademica, legislativa, giudiziaria e sociale attuale?

Credo che sia indicato soprattutto un nuovo metodo di studio; fino ad ora, il diritto è stato visto soprattutto con una lente umanistica, mentre credo che la lente giusta sia scientifica, almeno in gran parte; il diritto sorge per assicurare certezza ai rapporti umani e solo le c.d. scienze esatte, tra cui brilla la matematica, possono assicurare questa certezza.

La diffusione nel mondo accademico, legislativo, giudiziario e sociale è in atto; in alcuni Paesi si sta studiando un modello simile a quello proposto nel libro per scrivere le leggi in modo non equivoco, tramite uno studio algoritmo dei principali dubbi interpretativi.

L’uomo è nato per evolversi; Dante diceva “fatti non foste per vivere come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

D’altronde, già Leibniz nel 1666 ipotizzava che un giorno, di fronte ad una disputa, ci saremmo seduti per procedere ad un calcolo.

     

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